Sono tornato da qualche giorno dal tour in Tunisia…un giro bellissimo organizzato da Dimensione Avventura e splendidamente gestito dall’amico Michele. Non è pubblicità occulta, credetemi: i complimenti se li merita tutti, per aver creato dal nulla un gruppo tanto eterogeneo quanto subito affiatato, per averci dato quella indispensabile tranquillità e fiducia necessaria quando si sbarca in un territorio così diverso dal nostro, per aver dispensato con sicurezza consigli che solo una profonda esperienza puo’ aver dato. I miei complimenti valgono tanto di piu’ se consideriamo che sono un “cane sciolto”, che non ama gli assembramenti e che è strutturalmente poco incline alle ammucchiate camperistiche....
Detto questo, vorrei soffermarmi su che cosa si intenda per VIAGGIO e , di conseguenza, cosa ci si aspetta dal nostro camper. I nostri mezzi costano molto, in alcuni casi moltissimo, sono destinati a svalutarsi, necessitano di cure al motore ed alla struttura e raramente si usano tutto l’anno. Considerare l’acquisto come un modo per “risparmiare sulla vacanza della famiglia” mi pare piu’ una scusa con noi stessi che una verità.
Il viaggio, nella sua essenza, non è una vacanza. Una vacanza è starsene servito e riverito in alberghi piu’ o meno lussuosi,o nel nostro caso in campeggi, riposare il corpo forse piu’ della mente, cercare di estraniarsi dai problemi ed essere poco inclini a capire la realtà che in quel momento ci circonda. Chi sceglie questa via rientra nella categoria “TURISTI”, portatori di denaro, fruitori di servizi, importantissima ai fini economici ma non possono essere definiti “VIAGGIATORI”. Mi chiedo, a proposito della Tunisia, se quelle migliaia di persone che sbarcano a Gerba, posano i loro bagagli in lussuosi hotel, si tuffano in piscina, evitano di mischiarsi con il popolo se non per divertirsi a contrattare con negozianti che ne sanno molto piu’ di loro, portino a casa anche un pochino di conoscenza del territorio. Io dico di no. Non lo sanno e non gli interessa. Per loro, la vacanza inizia e finisce negli angusti confini di un albergo. Non sono stati in Tunisia, in Libia, in Marocco,in Egitto…no…sono stati in albergo o in campeggio. Dove, non ha nessuna importanza.
Ovviamente, non è un delitto scegliere una tranquilla vacanza secondo questi criteri ma resto dell’idea che non si tratta di un viaggio e, lo confesso, vedere mezzi nati per esplorare il mondo, per percorrere centinaia di migliaia di chilometri relegati all’ombra di qualche pianta ( se sono abbastanza alte!), incastrati tra griglie, tavole imbandite e panni stesi, mi da sempre un senso di tristezza.
Il viaggio è un‘altra cosa; si nutre della voglia di esplorare, di conoscere ed ha la presunzione di capire o, almeno, di cercare di capire la realtà che ci circonda in quel momento. Il viaggiatore ha bisogno di immergersi tra la gente, lasciando a casa i pregiudizi per tornare piu’ ricco di pensieri, di idee, di cultura. Certo, acquisterà anche lui il souvenir ma avrà negli occhi i colori, il profumo o gli odori, gli sguardi, le strette di mano. Mi ricorderò sempre di quella signora tunisina, incontrata a Keroauc, musulmana, che ha fatto il miglior gesto che il Cristianesimo insegni, donandoci parte del pane che lei aveva comprato per la sua famiglia. Lei, certamente piu’ povera, lei che non aveva mai viaggiato, lei musulmana, non aveva alcun pregiudizio verso una famiglia venuta per visitare e capire il suo paese e la sua storia e, a suo modo, ci ha accolti dandoci il benvenuto. Mi ricorderò sempre di quei bambini con le scarpe rotte e gli occhi tristi di chi non ha nulla a cui ho donato qualche vestito e qualche cibo. Chi ha dato di piu’? loro a me o io a loro? E che dire delle persone che ci chiedano da dove venivamo e alla risposta “Milano” loro rispondevano “ Italiani, Milano…Milan…Maldini “ il che inorgogliva la mia anima rossonera. Balconi con mille parabole puntate verso l’Occidente, Paradiso ed Inferno e ragazzi che ci salutavano al grido di “Italia Uno!”. Certo, noi, dall’alto del nostro progresso, della nostra presunta civiltà, facciamo fatica a capire come questa gente trascorra lentamente il loro tempo, in situazioni che, cronologicamente, possono essere collocate anche 200 anni fa. Ma andate a risentire la canzone “ I treni di Tozeur” di Battiato e poi fate un giro in Tunisia da quelle parti e capirete perché i treni di Tozeur passano lenti. Ma mi ricorderò anche delle cene in locali dove in Italia non entreremmo neppure se pagati, dove la parola “igiene” non ha significato. Tuttavia, quel calore era solo lì, tra la gente del posto e non in raffinati ristoranti nati per turisti. Chiudo citando un’esperienza nata da una mia trasferta a Napoli qualche anno fa per lavoro; ci andai tra mille paure e pregiudizi, nati da una visione errata di una realtà non conosciuta. Una sera un napoletano conosciuto sul posto, mi portò in cima ad una collina da dove si poteva ammirare un panorama meraviglioso. Mi chiese cosa vedevo ed io risposi che quanto era davanti a me era straordinario; lui si stupì e mi indico una tettoia sotto di noi, piena di carte e rifiuti e mi disse” i milanesi quando vengono qui vedono solo la spazzatura”.
Da quel momento sono anche un poco napoletano ed amo profondamente quella città in cui sono poi tornato altre volte. In quella frase è racchiuso il mondo. Ognuno vede solo quello che vuol vedere.
Siamo Viaggiatori…non scordiamolo mai.